I gattini: come nutrirli, come gestirli, come amarli

Questa pagina è dedicata ai cuccioli di gatto. Vi troverete tante utili informazioni per la crescita e la salute dei vostri gattini

 

L’alimentazione dei gattini

 

alimentazione dei gattiniL’alimentazione per un gattino deve essere specifica. I gattini, infatti, devono crescere, completare la formazione degli organi e del sistema immunitario e avere l’energia sufficiente per farlo. Il cibo per gattini è di solito molto digeribile per non affaticare il tratto gastroenterico ancora immaturo.

Esistono in commercio moli cibi prodotti apposta per gattini fino a 6 mesi/un anno di vita, dopodiché si può passare all’alimentazione per gatti adulti.

Se, tuttavia, un gattino dovesse essere sterilizzato poniamo a sette mesi, successivamente all’operazione si può passare subito all’alimentazione per gatti adulti.

Quando il gattino viene svezzato, meglio abituarlo subito sia al cibo umido che secco, tenendo tuttavia sempre presenti le sue preferenze.

 

Il sonno dei gattini

il sonno dei gattiniI cuccioli dormono più dei gatti adulti, ma i loro cicli di sonno sono più brevi.

A mano a mano che crescono i gattini mantengono lo stesso tempo di veglia di quando erano molto piccoli, solo la durata dei pisolini è più breve.

I cuccioli sognano molto più degli adulti, infatti, il sonno REM (quello caratterizzato da contrazioni muscolari, lievi mugolii e sogni) diminuisce a favore di quello non REM con la crescita.

 

 

Precauzioni in casa

pericoli domestici per i gattiPer un gattino una nuova casa è un luogo meraviglioso da esplorare ma, appunto perché i gatti sono curiosi e amano sperimentare tutto ciò che li attira, occorre fare molta attenzione. Di seguito alcuni consigli per evitare brutte esperienze ai nostri beniamini.

Cucina

Lavatrici = i gatti sono attratti dal calore e potrebbero usare la lavatrice come un posto gradevole per i loro pisolini; tenere quindi lo sportello sempre chiuso.

Prodotti per la pulizia = riporli sempre in posti inaccessibili al gatto: sono molto tossici.

Buste di plastica = hanno un fascino per i gatti ma sono pericolose perché potrebbero soffocarli. Tenerli quindi fuori dalla loro portata.

Bidoni della spazzatura = tenerli sempre coperti perché il gatto potrebbe entrarci e rimanervi incastrato o ferirsi con cose appuntite o taglienti.

Superfici di lavoro = attenzione alle pentole bollenti, ai coltelli e forchette, ai fornelli accesi o alle superfici pulite con detersivi che possono irritare occhi o naso del gatto.

Sala

Camini = se esistono e se vengono utilizzati, occorre proteggerli con una griglia.

Piante = soprattutto se il gatto deve restare in casa, potrebbe addentare qualche pianta magari anche velenosa per lui. Le piante da appartamento da evitare sono:

azalea, stella di natale, edera, rosa di natale, vischio, lupino, rododendro, filodendro, oleandro, lauro ceraso, clematide, caladium.

Nel caso il gatto abbia ingerito un pezzetto di una delle piante summenzionate e presentasse vomito, eccessiva salivazione o abbattimento, bisogna correre dal veterinario e spiegargli che cosa ha mangiato.

Cavi elettrici = è opportuno tenerli nascosti perché il gatto potrebbe amare masticarli.

Cavi telefonici per NOSTRA tranquillità, non farli penzolare perché rappresentano una preda ambita per il nostro gatto.

Bagno

Vasca = non lasciare la vasca piena d’acqua incustodita. Se il gatto dovesse caderci dentro, non riuscirebbe a uscirne a causa delle pareti scivolose.

Water = tenere il coperchio abbassato per lo stesso motivo di cui sopra.

Armadietti = tenerli chiusi, specialmente se contengono medicinali.

Altro

Balconi o terrazze = se il gatto ha la passione di inseguire uccellini, farfalle o altri insetti, istallare una protezione che gli impedisca di cadere.

Finestre = meglio che abbiano le zanzariere per impedire al gatto di cadere.

Gomitoli di lana = sono la passione dei gatti, ma l’ingestione di lana potrebbe essere molto pericolosa per il suo apparato digerente.

Scotch, colla, graffette e simili = meglio tenerli ben custoditi fuori dalla portata del gatto.

Aperture o buchi = dove il gatto potrebbe restare incastrato, meglio chiuderli con apposite griglie.

 

Istinto materno delle gatte

istinto materno delle gatteNelle colonie di gatti può capitare che più gatte si prendano cura reciprocamente dei loro cuccioli, senza distinzione di chi è figlio di chi. In caso di micini orfani dunque, gli stessi vengono allevati dalle madri superstiti. E questo è un bene perché, oltre a un allattamento naturale, essi imparano a socializzare, cosa che avviene esclusivamente da cuccioli. Le gatte hanno un istinto materno molto forte, tanto è vero che spesso allattano anche cuccioli di altre specie.

 

 

 

Anomalie nel rapporto tra mamma gatta e i suoi cuccioli

anomalo rapporto tra gatta e cuccioli

Potrebbe capitare, anche se è molto raro, che  una mamma rifiuti i suoi cuccioli. Ugualmente molto raro è il cannibalismo da parte di mamma gatta. Questo può succedere nel caso di una micia primipara, quando, dopo l’espulsione del primo feto, la madre mangia la placenta e il cordone ombelicale ma non capisce che deve fermarsi: in tal caso mangia anche il cucciolo. Ma, ripeto, sono casi estremamente rari.

 

 

 

Se avete appena adottato un gattino di tre mesi e appena giunto in casa è andato in un angolo a fare pipì ecco cosa dovete fare per abituarlo alla lettiera.

come educare un gattino alla lettieraInnanzi tutto occorre posizionare la lettiera lontano dal cibo e in un luogo appartato. Poi si prende in braccio il micio delicatamente e lo si mette nella lettiera, lasciando che la annusi e familiarizzi. MAI sgridarlo o, peggio ancora, mettergli il muso nella pipì fatta fuori sede. Alcune regole da seguire sono: tenere sempre molto pulita la lettiera; continuare a mettere il micio nella cassetta con la sabbietta finché non decide di andarci da solo; pulire bene gli angoli dove micio ha fatto pipì per evitare che la rifaccia nello stesso posto; se continua a rifiutarsi di usare la cassettina, provare a cambiare tipo di lettiera (a volte quella profumata provoca fastidio al nostro beniamino).

 

 

Come si sviluppano i sensi e le funzioni vitali nei gattini

gattini appena natiAppena nato il gattino si trascina sulle zampe anteriori per raggiungere il capezzolo di mamma gatta e solo dopo una decina di giorni le zampe posteriori riescono a sostenerlo, aiutandolo nella spinta.

Un gattino neonato pesa all’incirca cento grammi e cresce generalmente di 25 grammi al giorno.

Gli occhi del micio, cieco alla nascita, si aprono in media dopo dieci giorni (dal settimo al dodicesimo). La vista si rafforza tra la seconda e la decima settimana.

Nello stesso lasso di tempo si attiva anche l’udito, perché i neonati sono, oltre che ciechi, anche sordi. Infatti nascono con le orecchie ripiegate sulla testa e, anche se il condotto uditivo si attiva dal settimo al dodicesimo giorno, le orecchie si staccheranno dal cranio verso la seconda – terza settimana di vita.

I gattini emettono ultrasuoni non percepibili dagli umani ma perfettamente udibili dalla madre.

A partire dai due mesi il gattino arriva a dormire da 13 a 16 ore, anche se non consecutive. Infatti, i cicli di sonno nei piccoli sono più brevi che negli adulti. È sconsigliabile svegliare il gattino quando dorme: durante il sonno tutte le sue funzioni vitali si accrescono e un risveglio brusco lo può mettere in allarme, facendolo diventare un gatto pauroso. Ovviamente ciò accade se il fatto si ripete.

L’olfatto nei gattini è molto sviluppato sin dalla nascita. Infatti, è solo quello che li conduce con sicurezza fino alla fonte di cibo (mamma gatta).

Tra le 4 e le 6 settimane al gattino spunteranno i primi denti, cosa che gli permetterà di iniziare a nutrirsi con cibo solido. I primi a spuntare sono gli incisivi (2 – 4 settimane) e i canini (3 – 4 settimane). I premolari invece appariranno più tardi (4 – 6 settimane). Questi sono tutti denti cosiddetti da latte perché cadranno presto (a 3 – 5 mesi di età, tutti comunque entro i sette mesi) per essere sostituiti da quelli definitivi.

Oltre che ciechi e sordi, i gattini nascono anche impossibilitati a urinare e defecare autonomamente. Li stimola la madre leccando i loro genitali. I gattini diventano autonomi in queste funzioni verso le tre settimane.

I cuccioli nascono incapaci di ritirare gli artigli, abilità che sviluppano intorno alle 3-4 settimane, cosa che già a 30 giorni li porterà a poter usare la lettiera.

 

Come allattare artificialmente un gattino di pochi giorni                    

come allattare i gattiniA volte capita di salvare un gattino di pochi giorni (trovato in un cassonetto, la cui madre è morta, abbandonato da un umano, mezzo annegato ecc.) e non sapere esattamente cosa fare.

Innanzi tutto prendete un cartone sul cui fondo adagiate un termoforo sulla prima tacca di calore, e ricopritelo con stracci di lana da cambiare spesso. Avvolgete, quindi, il piccolo in una pezzuola di cotone e adagiarlo nella cuccia che dovrà essere posizionata in luogo tranquillo. I gattini appena nati hanno bisogno di calore per sopravvivere, tanto è vero che mamma gatta glielo fornisce stando continuamente con loro.

Poi acquistate un biberon e latte in polvere per gattini, seguite le istruzioni per la preparazione del latte che deve essere somministrato tiepido. In base all’età del gattino (lo dovrà stabilire il veterinario che sarebbe meglio visitasse il piccolo a casa per evitare di fargli prendere freddo), occorrerà nutrirlo ogni tre/sei ore. Mano a mano che cresce- il veterinario fornirà le regole essenziali (soprattutto la quantità di latte da somministrare)- le ore di intervallo tra una poppata e l’altra aumenteranno. Dopo ogni poppata, massaggiate con un batuffolo di cotone umido le parti anali per stimolare il piccolo all’evacuazione.

Meglio pesare il piccolo anche giornalmente per verificare che aumenti di peso.

La posizione per alimentare il gattino è quella che terrebbe se fosse allattato dalla madre: adagiato sul ventre, gambe posteriori allungate e testa leggermente rialzata per suggere il latte. Altre posizioni sarebbero pericolose a causa di possibili rigurgiti.

Tenete sempre molto pulita la cuccia del piccolo: a quell’età e senza il latte materno, le sue difese immunitarie sono assai carenti.

Meglio di tutto sarebbe trovare una balia felina, contattando un gattile o conoscenti che abbiano un gatta che allatta. Di solito le mamme micie accettano di buon grado cuccioli estranei.

 

Quando separare un cucciolo di gatto dalla madre?

I gattini nascono sordi e ciechi e iniziano ad aprire gli occhi verso gli otto/dieci giorni. Non vedono chiaramente mamma-gatta-e-gattinima solo ombre. Anche l’udito comincia ad apparire a quell’età, mentre dalla nascita i piccoli hanno uno spiccato senso dell’odorato e tattile, cosa che permette loro di individuare i capezzoli cui attaccarsi.

È parere comune che occorre attendere almeno 6-8 settimane, meglio, se possibile, 12 prima di privare il micetto dell’affetto e della sicurezza materni.

Un requisito importante per la separazione è che il micino sia in grado di mangiare autonomamente il cibo umido, altrimenti si dovrà provvedere all’allattamento artificiale.

La madre provvede alla pulizia dei piccoli con energiche leccate, soprattutto nella zona anale per permettere l’evacuazione. Essa inoltre insegna loro le regole comportamentali (della poppata, della pulizia, della interazione con i fratellini, della caccia ecc.), mentre dalla convivenza con i fratelli essi imparano le regole del gioco, la socialità, la lotta ecc.

I cuccioli di gatto iniziano a socializzare tra le due e le cinque settimane di vita, è quindi importante, se la madre lo permette, tenerli in mano, accarezzarli e coccolarli fin da quell’età. Ciò per dare l’occasione ai gattini di abituarsi per tempo a interagire con gli umani. Sarà poi mamma gatta a insegnar loro a non affondare i denti se non nel cibo e a non estrarre gli artigli se non per affilarsi le unghie sugli appositi tiragraffi o, in caso di gattini selvatici, sui tronchi d’albero.

I gattini separati precocemente dalla madre spesso sono involontariamente aggressivi perché non hanno potuto usufruire degli insegnamenti di mamma gatta.

 

Voglia di un cucciolo di gatto?

Niente di più facile che adottarne uno o dal gattile della propria città o da un conoscente affidatario di qualche cucciolata.

Ma facile non è il suo inserimento nella vita quotidiana.

Chi conosce i gatti sa che sono animali indipendenti, che non accettano imposizioni indesiderate, che fingono di non capire le nostre esigenze ma che impongono le loro.

Ogni gatto ha un carattere diverso, quindi è quasi impossibile delineare regole generiche da seguire, ma proveremo a indicarne qualcuna.

Occorre innanzitutto tener presente che il nostro cucciolo è stato strappato a un ambiente noto (sia esso gattile o casa o fienile completi di mamma gatta) e immesso in un ambiente completamente nuovo, quindi eccitante per alcuni, straziante per altri (dipende dal carattere: intraprendente per i primi, timido per i secondi).

È quindi importante accogliere il nuovo micio con amore che si manifesterà con toni di voce pacati, con carezze sulla schiena quando esso si comporterà bene e con rimproveri (sempre pacati), arrivando anche a spostare micio da un luogo dove non si vuole che stia.

I gatti, soprattutto i gattini, si spaventano facilmente, quindi se li si vuole educare a determinati comportamenti, occorre usare la dolcezza (come mamma gatta del resto).

È importante assegnare loro un nome e ripeterlo quando li si accarezza o durante le grattatine del sottogola.

Bisogna anche predisporre cucce (che potrebbero essere cartoni rovesciati con un buco di ingresso) sistemate in angoli protetti.

Indispensabili sono pure i giochi. Infatti, l’istinto ludico dei gattini è incontenibile. Sono particolarmente apprezzate le palline di plastica, soprattutto se rimbalzano, i tunnel fruscianti e i topolini di pelo, disponibili nei negozi per animali.  Sono graditi anche i tappi di sughero (dove le unghie si infilano ma sono difficili da districare, con enorme divertimento di micio). Da evitare le palline di carta stagnola (si sbriciolano facilmente con pericolo di ingestione da parte del nostro beniamino), i giocattoli troppo piccoli che il gattino potrebbe inghiottire, con conseguenze anche mortali in casi estremi.

Occorre sempre tenere a mente che un gatto è parte della famiglia. Bisogna ascoltare i suoi bisogni, ricambiare le sue coccole, rispettare la sua libertà. In cambio riceveremo allegria e affetto.

Tuttavia, un micetto è anche impegnativo: bisogna tenere pulite le ciotole di cibo e acqua, la lettiera, le cucce che visita (anche se spesso non sono le sue cucce ma divani, poltrone, letti ecc.). Occorre fare attenzione alla salute, provvedendo a sverminazioni, a vaccinazioni, a trattamenti antipulci, a sterilizzazione al momento opportuno. Ma una delle cose più difficili da decidere è permettergli di uscire. Se si abita in città e in appartamento, la domanda non si pone, ma se si possiede un giardino in periferia, perché tenere in casa il nostro micetto? Perché rifiutargli la libertà di esplorare, di cacciare, di conoscere l’ambiente che dovrebbe essergli naturale? Solo per la nostra tranquillità? Non ho suggerimenti: dipende dal carattere del gatto e da quello dei suoi affidatari.

Voglia di cucciolo di gatto, dunque? Sì, ma adottarlo con la consapevolezza che sarà un rapporto senza soluzione di continuità.

 

come distinguere il gatto maschio dal gatto femminaCome riconoscere il sesso di un gattino.

Appena nati è semplice, ma quando sono più grandi (1-2 mesi) diventa più difficoltoso perché maschi e femmine sono poco differenziati fino alla maturità sessuale.

In ogni caso, sollevando la coda (delicatamente perché il micino è molto sensibile in questa parte) si può notare che nella femmina la distanza tra ano e vulva è molto evidente, anche se minore rispetto a quella del maschio.

femmina di gatto

femmina

Nel maschio, invece, la distanza tra pene e apertura anale è più marcata perché ospita anche i testicoli. Questo vale anche per i gatti adulti.

maschio

maschio

 

 

 

 

 

 

Gatti e bambini

Se in casa ci sono bambini, inserire un gattino è una mossa intelligente.

Primo perché esso ha una funzione educativa (un micio non si lascia manipolare in ogni modo: quando il bambino esagera, graffi e morsi rimettono in chiaro le cose); secondo perché, da ricerche condotte, sembra che, se un bimbo prima dei due anni entra in contatto con un gatto, è meno facile che sviluppi allergie di qualsiasi tipo; terzo perché un piccolo umano impara da micio la diversità in termini di esigenze (diverse dalle proprie) da parte di un essere vivente degno di rispetto; quarto perché il bimbo impara ad amare e a comprendere un altro essere vivente e ciò gli servirà nella vita anche nei rapporti con altri esseri umani.

Certo per un bimbo piccolo sarebbe più adatto un gatto adulto (sopra i sette anni) perché più tranquillo e coccolone (se quello è il suo carattere), ma uno piccolo fa di sicuro più tenerezza.

 

Quando il micino morde

È difficile che un gattino cresciuto da mamma gatta insieme ai suoi fratellini e sorelline affondi i denti in maniera dolorosa. Infatti, i piccoli imparano a non farsi male giocando tra di loro.

Se invece un micetto è stato allevato da un umano, non ha appreso la misura e può affondare i dentini che, se pur ancora da latte, sono molto acuminati.

Come gestire la situazione allora?

Nel primo caso basta lasciar trascorrere il tempo di maturazione e il gattino si calmerà da solo, tanto le ferite sono rare e superficiali.

Nel secondo caso occorre innanzi tutto stabilire se micio morde per noia, per desiderio di giocare, per le prove di caccia, per paura o perché ha fame.

La noia e il desiderio di gioco si possono accomunare in un’unica strategia: fornire al nostro beniamino dei giochini da gestire tramite una cordicella o un bastoncino in modo da tenere in salvo mani, gambe e piedi.

Se sta provando a cacciarvi, non dovete assolutamente mostrare paura, altrimenti gli confermerete che siete una preda. Allontanatelo con dolcezza, fissandolo negli occhi per stabilire chi comanda e pronunciando un NO secco ma non urlato. Quando si sarà calmato, premiatelo con una carezza e uno snack.

Se vi morde perché ha fame (i morsi in questo caso sono “masticatori”), la soluzione è di fornirgli il cibo che lo calmerà immediatamente.

Nel caso della paura, cercate di tranquillizzarlo con parole dolci. Se non ci riuscite, allontanatevi e ignoratelo. Quando tornerete sarà di certo più tranquillo.

Da evitare in ogni caso: strilli e urla, soffi sul muso, ceffoni, rumori forti o simili. Non farebbero che spaventare il micetto e renderlo ancora più aggressivo.